Sant'Abbondio

Il complesso di Sant’Abbondio è una struttura articolata di cui l’edificio religioso è soltanto una parte.

Il quadro compositivo è infatti molto più ampio. Esso include la chiesa, con il sagrato, l’ossario, il campanile, le cappelle della via crucis e la canonica, ma si amplifica attraverso i due viali alberati con le cappelle terminali, il cimitero e lo spazio antistante.

 

Il monumento è stato alterato dalla costruzione negli anni Trenta della strada cantonale e di alcuni edifici risalenti agli anni Quaranta del Novecento.

Nella sua forma primitiva, la chiesa di Sant’Abbondio, posta su un poggio, fungeva da baricentro eccentrico del triangolo definito dai due viali alberati (ora interrotti dalla strada cantonale) e dal cimitero.

 

L’avvallamento a coltivo si estendeva incontrastato tra chiesa e cimitero, con una configurazione che metteva in risalto questi due elementi.

Chiesa Sant\'Abbondio

Il complesso di Sant’Abbondio forma il paesaggio antropico, quello cioè creato dall’uomo. Tuttavia esso è circoscritto da un magnifico paesaggio naturale, che si contrappone a quello umano, con le sue variazioni, dalla collina, al lago, alle creste delle montagne. Paesaggio umano e naturale compongono un tutto imprescindibile che non è fine a sé stesso, ma costituisce un momento di pausa fra i quartieri residenziali di Gentilino e Montagnola.

 

Il complesso di Sant’Abbondio, unico monumento particolarmente significativo a livello urbanistico sulla Collina d’Oro, è protetto a livello federale.

Il complesso

La Chiesa

La chiesa parrocchiale di Sant’Abbondio è probabilmente la prima nel Ticino dedicata al Santo vescovo di Como (450-468).

 

Nella chiesa sono presenti opere degne di rilievo a lui dedicate, quali le pitture centrali della volta sopra l’altare maggiore e la scultura in legno del bleniese Giovanni Genucchi (la scultura precedente, in gesso, si trova ora nella cappella del cimitero).

 

La chiesa, che alcune ricerche datano all’XI secolo, dava il nome all’antico comune Concilii Sancti Abundii. L’edificio attuale, costruito sopra la precedente chiesa a tre navate, è sorto tra il 1653 e il 1670 (la facciata data del 1632). Esso segnò il passaggio della chiesa di Sant’Abbondio dalle forme primitive, fra il romanico e il gotico, a quelle del barocco. Nel 1694 è stato costruito il coro, mentre la sacrestia dal soffitto a volte e i notevoli arredi lignei risale alla prima metà del ‘700. L’altare maggiore, acquistato a Melegnano (Milano) nel 1816, è certamente opera di epoca antecedente. Le notevoli balaustre in marmo risalgono invece al 1699. Una cappella in capo alla nave settentrionale è dedicata alla Beata Vergine del Rosario. Accanto ad essa, su 14 tavolette in rame sono dipinti i Misteri del rosario. L’altro altare, in testa alla nave meridionale, è ora dedicato a S. Antonio di Padova (precedentemente a S.Antonio abate, raffigurato nell'antico affresco accanto). Di particolare pregio è il gonfalone in seta della confraternita del Rosario (1721), posto in fondo alla Chiesa, disegnato dal cav. G.A. Petrini di Carona. Del Petrini anche, sul lato opposto, il dipinto a olio su tela raffigurante la Vergine del Rosario con Santa Caterina da Siena e San Domenico (1726 ca.).

 

La chiesa di Sant’Abbondio è stata restaurata nel 1930, mentre l’interno ha subito nel 1998 un grande restauro conservativo ad opera dell’architetto Gianfranco Rossi. In tale occasione sono state posate le nuove vetrate, opera di Fra Roberto Pasotti.

 

La chiesa è di norma aperta ore 8.00 - 18.00

La canonica

Edificata nel 1556, come testimoniano gli atti delle visite pastorali dei Vescovi Gian Antonio Volpi (1571, 1578 e 1580), Feliciano Niguarda (1591) e Filippo Archinti (1599, 1602 e 1609), nel tempo la Casa parrocchiale è stata oggetto di numerosi interventi di ampliamento e manutenzione.

 

Dalle «due semplici camerette a volta» citate negli inventari delle prime visite pastorali, si è passati a «sei angusti locali e una cella vinaria» descritti dal Vescovo Carlo Ciceri nella sua visita del 1684 fino a raggiungere, all'inizio del 1900, la struttura attuale.

 

Degni di nota sono gli interventi promossi nel 1930 dal Parroco don Cesare Lepori, in concomitanza con il rinnovo della facciata princiale della Chiesa e quelli attuati dalle Autorità comunali di Gentilino e Montagnola nel 1975.

 

L'ultimo importante intervento risale al 2011 quando, oltre ad un generale risanamento dell'edificio, venne aggiunto un nuovo corpo a sé stante nel quale sono stati inseriti a piano terra l'ufficio del Parroco e in quello inferiore l'archivio parrocchiale.

Le Cappelle della Via Crucis

Le quattordici cappelle della Via Crucis intorno al sagrato furono costruite nel 1758 «a senso del testamento del fu Francesco Barchetta di Barca, rogato in Milano il 13 decembre 1749, vennero lasciate alla v. Chiesa di S.Abbondio di Gentilino e Montagnola cantonali L. 1000 per la costruzione delle cappelle della Via Crucis in giro al sacrato della suddetta Chiesa».


La prima delle due cappelle in fondo ai viali è opera di Domenico Gilardi. Il dipinto rappresenta «S.Martino e il povero» ma vien comunemente detto di «S.Pietro in prigione». Esso è firmato da Emilio Ferrazzini che ha restaurato la cappella nel 1934. La pittura originaria era del professor Barchetta di Barca. La seconda cappella, detta della Natività, porta invece l’affresco della Sacra famiglia.

 

Le cappelle della Via Crucis subirono nel corso degli anni vari interventi di restauro. I più recenti risalgono al 1982-1983 e al 2002.

Il sagrato

Il sagrato di Sant' Abbondio (1723–1730) è delimitato da un muretto interrotto dalla casa parrocchiale, ha due accessi marcati da due coppie di pilastri affiancati dai chioccioloni che ripetono il motivo della facciata della chiesa.

 

Il campanile (1570 e 1850), staccato dalla Chiesa, le cappelle della Via Crucis (1758) e l’ossario (1723) completano il quadrilatero.

 

Nel 1723 Francesco Lucchini, di Certenago, fu incaricato di disegnare la strada che circonda la Chiesa. Negli anni 1982-1983, nell’ambito dei lavori di restauro dell’ossario e delle cappelle della Via Crucis, l’intero sagrato venne convenientemente sistemato e dotato di una nuova pavimentazione.

 

Nel 2011, in occasione della ristrutturazione della casa parrocchiale, è stato ripristinato l'antico sentiero che costeggia la casa parrocchiale.

 

Nel 2018, il Municipio di Collina d’Oro si è fatto carico del completo rifacimento del sagrato e dei due viali d’accesso alla chiesa su progetto elaborato dallo studio Sergio Cattaneo Architetti SA di Bellinzona su precise indicazioni dell’Ufficio cantonale dei Beni Culturali (UCB). I lavori sono stati eseguiti dal gruppo Cellere di Castione mentre che la ditta Spinelli SA di Massagno ha curato l’illuminazione dei viali. Per la copertura del sagrato, ampliato nella parte centrale, sono state utilizzate lastre di maggior spessore rispetto a quelle precedenti, risalenti agli anni ’80 del secolo scorso. La particolarità dei nuovi viali, oltre che da un’illuminazione “discreta”, è data dal rivestimento non più in asfalto, ma suddiviso in tre fasce: due laterali con dadi in granito e quella centrale con una pavimentazione drenante miscelata con resina bicomponente dello stesso colore del sagrato.

Contemporaneamente, il Consiglio parrocchiale si è fatto promotore dell’abbellimento della facciata principale della chiesa, visto il degrado che si è vieppiù accentuato nel corso degli anni. Il lavoro, sempre su indicazione dell’UBC, è stato affidato alla ditta Arte e Tecnologia nel Restauro (ATR) di Arogno che ha già operato con successo in altre chiese del Ticino.

Il campanile

Del primitivo campanile romanico si è persa ogni traccia. Quello attuale fu realizzato nel 1570 dal «Magister Petrus quondam Ioannis del Breno».

 

Gli archivi della Chiesa sono molto precisi nell’indicare i numerosi lavori di manutenzione eseguiti al campanile. Duecento anni dopo la sua edificazione, un fulmine lo colpì, distruggendo la guglia. Per questo, nel 1780, la «Vicinanza generale degli uomini de’ due comuni di Gentilino e Montagnola» decise di far riparare al meglio la struttura danneggiata e realizzare un nuovo il castello delle campane. Le opere previste non vennero tuttavia eseguite, probabilmente per mancanza di fondi, e ci si limitò quindi a riparare i danni del campanile.

 

Nel 1850 venne incaricato l’architetto Agostino Camuzzi, da poco rientrato dalla Russia, di aggiungere un piano al campanile e di rifarne la guglia. L’architetto, oltre a portare a compimento l’opera, fece dono alla parrocchia della campana maggiore.

 

Nel 1998, in concomitanza con i lavori di restauro interno della Chiesa parrocchiale, venne eseguita una accurata manutenzione della cupola e dei quadranti dell'orologio.

 

Nel gennaio 2008 si è proceduto alla sostituzione del quadro di comando della torre campanaria con l'installazione di un apparecchio computerizzato che consente di gestire e di programmare il suono delle campane per tutti i giorni della settimana e per le varie festività dell’anno.

L'ossario

È una costruzione col tetto di coppi a quattro spioventi. Le pareti esterne furono affrescate dal pittore Bartolomeo Rusca di Arosio, mentre l’affresco sulla parete interna è del Petrini di Carona. Antonio Capone, «feraro», eseguì la porta in ferro nel 1723.

 

Nel suo volume I nostri sagrati (1974) Giuseppe Mondada descrive così la cappella: «…garbato ossario del sagrato, un tempo cimitero di Sant'Abbondio […] È costruzione cubica, in muratura intonacata e ben sagomata, col tettuccio a quattro spioventi rivestito di coppi. Un cancello di ferro chiude l’entrata; le inferriate, le finestre delle pareti laterali. Dentro, l’altarino addossato al muro e, sopra, l’affresco con la Vergine, che accoglie Cristo tolto dalla croce».


L’ ossario subì un importante restauro nel 1955, al quale seguirono altri due nel 1982-1983 e nel 2002.

Le meridiane

Gli analemmi presenti sulla grande meridiana della parete sud-ovest sono: uno in ore italiche sovrapposto all’altro in ore astronomiche, ambedue in tempo solare locale vero.

L’altra, preziosissima, sulla parete sud-est, ha i due analemmi italico e babilonico sovrapposti, pure in tempo solare vero.

Nel sistema italico, la lettura delle ore risulta assai difficoltosa, in quanto lo schema è notevolmente diverso da quello in ore astronomiche. In questo antico sistema, usato nel Ticino fino agli inizi dell’800, il termine del giorno e l’inizio del nuovo corrispondono sì alle 24 ma non a mezzanotte, bensì al tramonto del sole. Balza immediatamente all’occhio la conseguente differenza di numerazione delle ore su questi analemmi con la linea del mezzogiorno (segnata con M o frequentemente con una campanella) in corrispondenza delle linee orarie 16-18-20, tale da creare grande confusione all’osservatore occasionale. Nel sistema babilonico, per la verità molto raro nel Ticino, le ore sono pure segnate in tempo solare vero e la lettura merita una particolare attenzione in quanto lo schema è simmetrico al precedente.

In questo sistema, coevo all’italico, il termine del giorno e l’inizio del nuovo, pur corrispondendo alle 24, si identificano con l’alba solare. Di conseguenza la numerazione delle ore assume un andamento curioso, in quanto l’ombra dello gnomone ortogonale sul quadro orario segnerà il numero delle ore trascorse dall’alba, e conseguentemente indicherà la vera lunghezza del giorno. Infatti la linea del mezzogiorno segnata con M, interseca la linea oraria delle 4 circa al solstizio d’inverno, delle 6 agli equinozi e delle 8 circa al solstizio d’estate.

 

Nel 2000 lo gnonomista Luciano Dall’Ara ha provveduto ad un importante intervento di restauro delle due meridiane.

Sala espositiva Giuseppe Vedovato

La piccola Sala espositiva è ricavata nel locale adiacente la cappella detta della Confraternita (ora con l'antico Crocefisso).

 

Vi sono esposte statue, tele e oggetti sacri donati alla parrocchia dalla popolazione della Collina d’Oro, particolarmente attenta nei confronti della sua chiesa, o da benefattori.

 

La sala è stata realizzata  - con la regia dell’architetto Urs De Polo e la consulenza artistica del prof. Edoardo Agustoni - con l’intenzione di valorizzare le opere d’arte e le testimonianze di fede di proprietà della parrocchia, già inventariate e raggruppate nel 1989, per iniziativa del Consiglio parrocchiale dell’epoca, in un piccolo «museo» inaugurato ufficialmente il primo gennaio 1990.

 

Nel 1994 l’intero patrimonio di opere d’arte fu oggetto di un minuzioso censimento della Protezione civile di Lugano, sotto la guida del comandante Roberto Piantoni. Esso venne accuratamente completato nel 1998, durante i lavori di restauro interno della Chiesa curati dall’architetto Gianfranco Rossi. Sempre per il tramite della Protezione civile di Lugano, nell'autunno del 2013, venne eseguito un nuovo censimento con l'ausilio di supporti informatici.

 

La Sala espositiva - con il celebre Museo Hermann Hesse di Montagnola, il Museo di Gentilino dedicato all’ingegner Pasquale Lucchini, punti di riferimento culturale rilevanti - intende contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale della Collina d’Oro iniziata negli anni Ottanta.

 

Dal 2010 la Sala espositiva è dedicata all'esimio benefattore,  Senatore italiano Prof. Giuseppe Vedovato (1912-2012).

 

La Sala è aperta durante le celebrazioni più solenni; in altri momenti a richiesta.

Il cimitero

L’attuale cimitero, col suggestivo atrio a colonnato, fu realizzato nel 1843, secondo un preciso disegno del donatore stesso, il cavaliere e commendatore Giuseppe Brocchi, già console svizzero a Torino e a lungo membro del Gran Consiglio ticinese (dal 1844 al 1893).

 

Nel cimitero si possono ammirare diverse pregevoli opere d’arte fra le quali spiccano la  nota Preghiera di Vincenzo Vela e, ai lati della cappella mortuaria, due statue dello scultore fiorentino Umberto Bartoli, San Francesco e la Pietà, offerte alla comunità dai coniugi Maria Luisa e Giuseppe Vedovato, a significare un «valore di legame». In seguito, i coniugi Vedovato hanno pure fatto dono di due Angeli della resurrezione e di due complementari sculture bronzee poste nelle edicole della cappella centrale, opera del contemporaneo medico-scultore romano Luciano Capriotti.

Archivio della parrocchia

Notizie sulla chiesa e sulla parrocchia di Sant’Abbondio sono facilmente reperibili in pubblicazioni cartacee ed elettroniche per cui, in questa sede, ci limiteremo a ricordare le principali tappe della sua storia. La chiesa di Sant’Abbondio, documentata già nel 1140, dipendeva spiritualmente, come molte altre della regione, dall’estesa pieve di Agno. Sul piano amministrativo, la chiesa dipendeva invece dal Concilio di Sant’Abbondio, un organismo corporativo, documentato nel 1270, formato dalle vicinanze di Gentilino e Montagnola che probabilmente è sorto acquisendo i beni situati nella Collina d’Oro appartenenti al monastero di Sant’Abbondio di Como. Prima del 1578 la chiesa di Sant’Abbondio si separò da Agno formando una viceparrocchia di nomina popolare.


Nell’archivio parrocchiale non ci sono documenti riguardanti il processo di separazione da Agno e di formazione della nuova parrocchia. Sappiamo però che, escludendo quelle del Vicariato di Bironico, la chiesa di Sant’Abbondio fu tra le prime a staccarsi dalla chiesa matrice di Agno. Questo fenomeno, favorito dall’incremento demografico e materiale dei paesi, diede origine ad altre nuove parrocchie: Sessa nel 1561, Arosio nel 1580, Medeglia nel 1585 e Breno nel 1592, per limitarci al XVI secolo. Nel 1803, insieme al Cantone Ticino, nascono i Comuni politici.

 

Maggiori info

Per le celebrazioni nella chiesa di Sant’Abbondio invia la tua richiesta

 

Scrivici

Parrocchia di Collina d'Oro
Sant'Abbondio – San Tommaso
Via Sant' Abbondio 75
CH - 6925 Gentilino
Consiglio parrocchiale
Casella postale 339
CH - 6925 Gentilino

IBAN

CH47 0900 0000 6900 9222 0

Confraternita del S. Rosario
in St. Abbondio
CH - 6925 Gentilino

IBAN

CH77 0900 0000 6521 2849 9

Colonia parrocchiale
«la Madonnina» Gentilino (Altanca)
www.lamadonnina.ch

IBAN

CH44 0900 0000 6900 9848 2

© Copyright - Parrocchia di Collina d’Oro

Torna su